







La sintesi additiva
Con sintesi additiva ci riferiamo ai colori primari prodotti dalla luce.Questi colori primari sono sempre: rosso, verde e blu che noiconosciamo come RGB, che sommati tra di loro creano il bianco
La sintesi Sottrattiva
I colori principali della sintesi sottrattiva sono:ciano, magenta, giallo (CMY) e con la somma dei tre si ottiene il nero (K).Il risultato della totale sottrazione dei colori al pigmento quindi va a creare il nero.
I colori primari, secondari e terziari
Un insieme di colori primari è un insieme ristretto di colori dalla cui combinazione si può ottenere qualsiasi altro colore.Gli insiemi di colori primari sono composti da tre colori.
I colori secondari derivano dalla mescolanza di 2 colori primari in uguali quantità.
I colori terziari derivano dalla mescolanza di 2 colori primari in diverse quantità.
Il bianco e il nero
Il bianco è un colore con elevata luminosità, ma senza tinta.Più precisamente contiene tutti i colori ed è chiamato anche colore acromatico.È l’opposto del nero, che rappresenta l’assenza di colori.
Il nero è capace di assorbire le radiazioni del sole e non fa riflettere nessuna luce.
Differenze bianco e nero
Il bianco e il nero, sono anche detti colori NEUTRI e servono per ottenere le varie tonalità di un colore, cioè a schiarire o scurire un colore
Dove e quando nasce il romanticismo?
Il Romanticismo è una corrente culturale e artistica che nasce in Germania e in Inghilterra alla fine del Settecento e si diffonde in tutta Europa nei primi dell’ Ottocento: introduce una nuova sensibilità e un nuovo modo di vedere la vita, l’uomo e la storia.
Il suo nome deriva dall’aggettivo romantico con cui a quell’epoca si designava un’opera o una persona che dava spazio ai sentimenti e alla fantasia. Oggi invece l’aggettivo romantico indica una persona sentimentale, che dà troppa importanza ai sentimenti e ha una sfumatura ironica. Questo aggettivo all’inizio dell’Ottocento venne assunto per definire la nuova corrente letteraria, che si proponeva appunto di rivalutare la forza dei sentimenti e della fantasia.
Differenze dall’illuminismo
Il contesto storico e il rapporto con gli artisti
Rottura tra artisti e società
Argomenti delle opere
Il romanticismo in italia
Chi scateno questa rivolta culturale




In fotografia, l’espressione inglese still life indica un particolare gente fotografico utilizzato per descrivere, in modo a caso, la rappresentazione di oggetti inanimati attraverso una specifica tecnica fotografica. In pittura, si può tradurre in italiano con “natura morta” cioè una raffigurazione di oggetti inanimati.
La tecnica adottata nel genere Still-life presenta alcuni aspetti di semplicità, ma è più difficoltosa di quanto possa sembrare a prima vista.Nella fotografia di still life lo scopo è quello di creare un documento che metta in risalto gli attributi più importanti del soggetto fotografato: questo può avvenire con la creazione di un’immagine puramente descrittiva, che racconti quindi una forma singola o un insieme di oggetti e che sia piacevole da vedere, oppure attraverso la creazione di una foto artistica, che abbia quindi un livello di descrizione concettuale o simbolico e che aggiunga un significato diverso al soggetto scelto. In entrambi la difficoltà tecnica nella realizzazione possono variare a seconda dell’idea finale. La strumentazione usata è specifica per la fotografia di still life, ma esattamente come in pittura, può essere usata l’ambientazione più idonea alla realizzazione dell’idea finale. È un ramo della fotografia molto diffuso in pubblicità, in arte contemporanea e oggi anche sui social media, come Instagram, dove viene amatorialmente e professionalemnte utilizzata per descrivere il proprio stile di vita o le proprie passioni legate a moda, design e alla food culture.
Quello che invece fa veramente la differenza nella fotografia di still-life è l’illuminazione. Il controllo della luce è tendenzialmente più complesso quando si tratta di illuminare un set di piccole dimensioni. Soluzioni semplice come una luce diffusa per non creare ombre troppo evidenti lasciano il posto ad un uso piü sapienti dei corpi illuminati e dei loro accessori : effetti di luce realizzati con gelatine colorate, riflessi, vengono studiate appositamente con grande cura.


Steven Spielberg nasce nel 1946 a Cincinnati, da padre ingegnere elettronico e madre restauratrice e pianista. Dal 1953 al 1957 vive in Arizona, dove frequenta una scuola ebraica e viene anche preso in giro dai coetanei per questo motivo. Nel 1958 diventa boy scout, vincendo la medaglia per la migliore foto consegnando un filmino in 8mm di nove minuti, una specie di western intitolato The Last Gunfight. Nonostante avesse girato prima altre piccole cose, Steven ritiene quell’episodio la scintilla della sua passione. L’anno dopo ritenta con un film amatoriale bellico di 40 minuti, Escape to Nowhere, e a sedici anni, nel 1963, convince il babbo a dargli 500$ per realizzare un’opera di fantascienza di ben 140 minuti, Firelight, che riesce a proiettare una sola sera in un cinema vicino casa, a Phoenix in Arizona.
Termina il liceo nel 1965, quando la famiglia si è già trasferita in California. Cerca di entrare alla scuola di cinema della University of Southern California, ma viene respinto per la sua media non brillante avuta al liceo. Si iscrive allora a lettere a Long Beach, mentre si propone come stagista di montaggio presso gli Universal Studios. Nel 1968 riesce a recuperare i fondi per realizzare un cortometraggio in 35mm di 26 minuti: è Amblin’, nome col quale poi battezzerà anni dopo la sua casa di produzione. Lo sforzo ha pagato, il corto è notato dal vicepresidente della Universal, Sidney Sheinberg, che lo mette sotto contratto per sette anni di regie televisive.
Dirige episodi di Mistero in galleria, Marcus Welby e la prima puntata ufficiale di Colombo (1971), per poi passare a film tv. Tra questi c’è Duel (1971), che espanso viene distribuito in sala in Europa, generando un’istantanea curiosità per il giovane regista.

Duel rimane persino più famoso del suo debutto alla regia cinematografica, Sugarland Express(1974), presto dimenticato fino all’evento epocale: Lo squalo del 1975, vero trampolino di lancio di una carriera.

Aggiornando all’inflazione la classifica dei più grandi incassi di tutti i tempi in America, Lo squalo risulta settimo: un successo stratosferico che gli regala una nomination ai Golden Globe per la migliore regia. La nomination diventa all’Oscar per il successivo Incontri ravvicinati del terzo tipo(1977)

Aiuta per Guerre stellari dell’amico George Lucas ridefinisce la fantascienza moderna al cinema. Nel frattempo Spielberg diventa anche producer per Robert Zemeckis, e comincia una relazione con la cantante Amy Irving. Il rapporto tra i due andrà avanti tra convivenza e matrimonio fino al 1989, anno di un costoso divorzio.

Gli anni Ottanta si aprono con il primo flop: 1941 – Allarme a Hollywood (1980), presto rettificato l’anno successivo dalla fortunata coalizione con Lucas per I predatori dell’arca perduta (1981, altra nomination all’Oscar).

E’ l’inizio di un decennio impressionante: oltre a scrivere e coprodurre Poltergeist (1982), firma opere iconiche come E. T. (1982, un altro nomination all’Oscar)

Poi Indiana Jones e il Tempio Maledetto (1984), Il colore viola (1986, ancora una nomination), L’impero del sole (1987), Always (1989) e Indiana Jones e l’ultima crociata (1989). Come executive producer nello stesso periodo sponsorizza cose come Ritorno al futuro, Gremlins, Fandango, I Goonies, Salto nel buio, Chi ha incastrato Roger Rabbit. Dopo il favolistico Hook del 1991, omaggio alla mitologia di Peter Pan, riscrive le regole del blockbuster col fenomeno di costume planetario che risponde al nome di Jurassic Park (1993).

All’apice della gloria, tuttavia, affronta il film che gli cambia il modo di vedere le cose, come lui stesso ammetterà: con Schindler’s List (1993) abbraccia sullo schermo la sua cultura ebraica e vince il suo primo Oscar come migliore regista, a lungo dovuto.

Segue uno iato di quattro anni, per riordinare le idee. Il ritorno al blockbuster di Il mondo perduto – Jurassic Park (1997) pare poco convinto, nonostante il grande successo, e anche il simultaneoAmistad lascia freddo pubblico e critica. E’ un disorientamento molto breve: lo spietato Salvate il soldato Ryan (1998) gli dona il secondo Oscar alla migliore regia.

A partire dagli anni Duemila uno dei fondatori della nuova Hollywood sembra seguire un percorso a corrente alternata, alternando sfide personali a timidi rientri nel cinema che lui stesso ha contribuito a definire. A. I. – Intelligenza artificiale (2001) è l’incarnazione di un progetto a lungo covato con lo scomparso Stanley Kubrick. Minority Report (2002) è fantascienza da Philip Dick, Prova a prendermi (2002) un’originale commedia di costume, The Terminal (2004).

Un nuovo tentativo di seguire le orme di Frank Capra, La guerra dei mondi (2005) una nuova versione del classico della fantascienza apocalittica. Munich (2005) è un rabbioso resoconto dell’Operazione Ira di Dio dopo gli attentati alle Olimpiadi di Monaco del 1972.

Gli ultimi dieci anni vedono Spielberg poco convincente nel recupero del suo spirito giovanile: deludono Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008) e War Horse (2011), mentre Le avventure di TinTin: Il segreto dell’unicorno (2011) si ricorda solo per la sperimentazione registica consentita dalla performance capture. Lincoln (2012), per lui nomination all’Oscar, stabilizza però una nuova anima dell’autore.

Poi l’interesse al dibattito democratico in film parlati che illustrano dinamiche politiche, tendenza confermata dal felice Il ponte delle spie (2015).

Il cuore per il fantastico però batte sempre: Il Gigante Gentile (2016) porterà su grande schermo il romanzo di Roald Dahl.

Steven Spielberg nasce nel 1946 a Cincinnati, da padre ingegnere elettronico e madre restauratrice e pianista. Dal 1953 al 1957 vive in Arizona, dove frequenta una scuola ebraica e viene anche preso in giro dai coetanei per questo motivo. Nel 1958 diventa boy scout, vincendo la medaglia per la migliore foto consegnando un filmino in 8mm di nove minuti, una specie di western intitolato The Last Gunfight. Nonostante avesse girato prima altre piccole cose, Steven ritiene quell’episodio la scintilla della sua passione. L’anno dopo ritenta con un film amatoriale bellico di 40 minuti, Escape to Nowhere, e a sedici anni, nel 1963, convince il babbo a dargli 500$ per realizzare un’opera di fantascienza di ben 140 minuti, Firelight, che riesce a proiettare una sola sera in un cinema vicino casa, a Phoenix in Arizona.
Termina il liceo nel 1965, quando la famiglia si è già trasferita in California. Cerca di entrare alla scuola di cinema della University of Southern California, ma viene respinto per la sua media non brillante avuta al liceo. Si iscrive allora a lettere a Long Beach, mentre si propone come stagista di montaggio presso gli Universal Studios. Nel 1968 riesce a recuperare i fondi per realizzare un cortometraggio in 35mm di 26 minuti: è Amblin’, nome col quale poi battezzerà anni dopo la sua casa di produzione. Lo sforzo ha pagato, il corto è notato dal vicepresidente della Universal, Sidney Sheinberg, che lo mette sotto contratto per sette anni di regie televisive.
Dirige episodi di Mistero in galleria, Marcus Welby e la prima puntata ufficiale di Colombo (1971), per poi passare a film tv. Tra questi c’è Duel (1971), che espanso viene distribuito in sala in Europa, generando un’istantanea curiosità per il giovane regista.

Duel rimane persino più famoso del suo debutto alla regia cinematografica, Sugarland Express(1974), presto dimenticato fino all’evento epocale: Lo squalo del 1975, vero trampolino di lancio di una carriera.

Aggiornando all’inflazione la classifica dei più grandi incassi di tutti i tempi in America, Lo squalo risulta settimo: un successo stratosferico che gli regala una nomination ai Golden Globe per la migliore regia. La nomination diventa all’Oscar per il successivo Incontri ravvicinati del terzo tipo(1977)

Aiuta per Guerre stellari dell’amico George Lucas ridefinisce la fantascienza moderna al cinema. Nel frattempo Spielberg diventa anche producer per Robert Zemeckis, e comincia una relazione con la cantante Amy Irving. Il rapporto tra i due andrà avanti tra convivenza e matrimonio fino al 1989, anno di un costoso divorzio.

Gli anni Ottanta si aprono con il primo flop: 1941 – Allarme a Hollywood (1980), presto rettificato l’anno successivo dalla fortunata coalizione con Lucas per I predatori dell’arca perduta (1981, altra nomination all’Oscar).

E’ l’inizio di un decennio impressionante: oltre a scrivere e coprodurre Poltergeist (1982), firma opere iconiche come E. T. (1982, un altro nomination all’Oscar)

Poi Indiana Jones e il Tempio Maledetto (1984), Il colore viola (1986, ancora una nomination), L’impero del sole (1987), Always (1989) e Indiana Jones e l’ultima crociata (1989). Come executive producer nello stesso periodo sponsorizza cose come Ritorno al futuro, Gremlins, Fandango, I Goonies, Salto nel buio, Chi ha incastrato Roger Rabbit. Dopo il favolistico Hook del 1991, omaggio alla mitologia di Peter Pan, riscrive le regole del blockbuster col fenomeno di costume planetario che risponde al nome di Jurassic Park (1993).

All’apice della gloria, tuttavia, affronta il film che gli cambia il modo di vedere le cose, come lui stesso ammetterà: con Schindler’s List (1993) abbraccia sullo schermo la sua cultura ebraica e vince il suo primo Oscar come migliore regista, a lungo dovuto.

Segue uno iato di quattro anni, per riordinare le idee. Il ritorno al blockbuster di Il mondo perduto – Jurassic Park (1997) pare poco convinto, nonostante il grande successo, e anche il simultaneoAmistad lascia freddo pubblico e critica. E’ un disorientamento molto breve: lo spietato Salvate il soldato Ryan (1998) gli dona il secondo Oscar alla migliore regia.

A partire dagli anni Duemila uno dei fondatori della nuova Hollywood sembra seguire un percorso a corrente alternata, alternando sfide personali a timidi rientri nel cinema che lui stesso ha contribuito a definire. A. I. – Intelligenza artificiale (2001) è l’incarnazione di un progetto a lungo covato con lo scomparso Stanley Kubrick. Minority Report (2002) è fantascienza da Philip Dick, Prova a prendermi (2002) un’originale commedia di costume, The Terminal (2004).

Un nuovo tentativo di seguire le orme di Frank Capra, La guerra dei mondi (2005) una nuova versione del classico della fantascienza apocalittica. Munich (2005) è un rabbioso resoconto dell’Operazione Ira di Dio dopo gli attentati alle Olimpiadi di Monaco del 1972.

Gli ultimi dieci anni vedono Spielberg poco convincente nel recupero del suo spirito giovanile: deludono Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008) e War Horse (2011), mentre Le avventure di TinTin: Il segreto dell’unicorno (2011) si ricorda solo per la sperimentazione registica consentita dalla performance capture. Lincoln (2012), per lui nomination all’Oscar, stabilizza però una nuova anima dell’autore.

Poi l’interesse al dibattito democratico in film parlati che illustrano dinamiche politiche, tendenza confermata dal felice Il ponte delle spie (2015).

Il cuore per il fantastico però batte sempre: Il Gigante Gentile (2016) porterà su grande schermo il romanzo di Roald Dahl.
